A.S.D. RONIN KARATE LIVORNO

Le tecniche di parata (Uke waza) [modifica]

Il tradizionale significato del karate si esprime al meglio nelle tecniche di difesa: proteggere sé stessi è vero budō; non a caso la prima tecnica di tutti i kata è una parata. Nelle arti marziali infatti ogni attacco deve essere definitivo: è quindi comprensibile che la tecnica definitiva assuma un'importanza vitale, l'applicazione corretta di un bloccaggio deve essere tale da mettere in difficoltà l'attaccante e perché ciò avvenga è necessario attenersi ad una serie di regole: innanzi tutto occorre valutare distanza, forza e direzione dell'attacco e reagire muovendo un solo braccio o tutti e due (awase, morote e juji) in modo sufficiente a proteggersi; a seconda della zona che subisce l'attacco, le tecniche di difesa fondamentali si distinguono in parate la viso (jodan-uke), al tronco (chudan-uke) e verso il basso (gedan-uke); di norma ognuna di queste azioni deve essere seguita da un forte contrattacco che neutralizzi l'avversario.
La parata non consiste semplicemente in un movimento del braccio ma deve poter sfruttare la forza di tutto il corpo, è perciò necessario assumere una posizione stabile e bassa per usufruire dell'energia di reazione generata dalla pressione dei piedi al suolo, tale energia viene incrementata dalla rotazione delle anche e, attraverso la contrazione addominale e del fianco, indirizzata sul punto d'impatto; la corretta posizione del gomito rispetto al corpo è condizione essenziale per l'efficacia della tecnica: se il braccio è disteso la parata si indebolisce, se è raccolto si riduce la garanzia della distanza.
Un'esecuzione corretta impone che il polso ruoti velocemente al momento del contatto per allontanare l'attacco avversario; contemporaneamente si esegue una rapida espirazione che mobilita la massima energia interna a supporto della tecnica (kime). Una stessa difesa può essere applicata con finalità e intenzioni diverse a seconda delle circostanze: è possibile impiegare forza in quantità appena sufficiente per deviare l'attacco oppure utilizzare tutta la potenza per colpire il braccio dell'attaccante, infliggendogli un danno e scoraggiandolo dall'intenzione aggressiva così come è possibile utilizzare la tecnica per sbilanciare l'avversario o per guadagnare la distanza di sicurezza.
Eseguendo una tecnica difensiva si deve aver cura di non eccedere nei movimenti evitando quindi di parare più del necessario, l'apertura nella guardia e lo sbilanciamento del corpo che ne derivano rendono difficile coordinare una tecnica successiva rapida ed efficace. Il momento più opportuno per applicare la parata è determinato dal ritmo del combattimento e dalla distanza tra i contendenti, in ogni caso è meglio agganciare l'attacco prima che si sviluppi completamente: infatti nella fase finale la tecnica offensiva acquista velocità e viene indirizzata con precisione e profondità dalla rotazione della mano, inoltre, la determinazione psichica e la contrazione muscolare ne rendono difficile il bloccaggio.
Tutti i principi esposti devono trovare applicazione nelle situazioni reali, anche se in questi casi non si impiega necessariamente la forma fondamentale; quando l'attacco giunge inaspettato, la parata deve essere ugualmente efficace qualunque sia la posizione del difensore: tardare, nel tentativo di assumere la postura fondamentale, potrebbe in questo caso rivelarsi pericoloso. Per salvaguardare la propria incolumità la scelta di tempo e la risposta istintiva diventano essenziali. È indispensabile instaurare un feeling con l'aggressore, dirigendo lo sguardo ai suoi occhi, concentrare l'attenzione sul viso dell'avversario offre la possibilità di intuirne le mosse, infatti il momento dell'esecuzione viene tradito da variazioni più o meno accentuate delle espressioni del volto: per cui distogliere lo sguardo o chiudere gli occhi, anche solo per un istante, durante un combattimento, crea una condizione di assoluta inferiorità negando al difensore il tempo per la giusta reazione.
una forte parata è il migliore biglietto da visita, per chiunque - Kase -

 

Alcuni tipi di parate (Uke waza) [modifica]

  • Age-uke (o Jodan-uke): parata ascendente
  • Soto-uke: parata dall'esterno all'interno
  • Uchi-uke: parata dall'interno all'esterno
  • Gedan-barai: parata discendente a mano chiusa
  • Gedan-shotei-barai: parata discendente a mano aperta
  • Mawashi-uke: parata circolare
  • Kake-uke: parata a uncino
  • Morote-kake-uke: doppio kake-uke
  • Ude-uke: parata con l'avambraccio
  • Otoshi-uke: parata dall'alto
  • Hiji-suri-uke: parata con il gomito scivolante
  • Kakuto-age-uke: parata ascendente col polso
  • Osai-uke: parata pressante
  • Sukuy-uke: parata raccolta
  • Morote-uke: parata rinforzata
  • Juji-uke: parata incrociata
  • Kakiwake-uke: parata a cuneo rovesciato

Le tecniche di calcio (Geri waza) [modifica]

I calci (geri) sono movimenti tipici delle arti marziali orientali. Le parti dei piedi (ashi) che vengono utilizzate per colpire sono: avampiede (koshi), bordo laterale (sokutō), tallone (kakato), collo (haisoku), pianta (teisoku) e punta delle dita (tsumasaki). Le tecniche si suddividono in funzione della direzione in cui colpiscono: frontali (mae), laterali (yoko), circolari (mawashi), all'indietro (ushiro). In autodifesa anche calci bassi (gedan-geri) sono usati.
È quindi evidente che le possibilità di impiego dei calci sono innumerevoli, in attacco come in parata, anche perché una stessa tecnica può essere sferrata in due modi diversi: keage (frustato) o kekomi (spinto): keage è determinato da un rapido movimento di slancio dell'arto che colpisce il bersaglio: si rilascia energia per un tempo brevissimo e si riacquista il più velocemente possibile la posizione di partenza, kekomi è invece dinamico fino all'impatto sul bersaglio, dove concenta la forza originata dalla spinta di tutto il corpo. Se è possibile paragonare il primo movimento ad una frustata, il secondo equivale ad un colpo di martello: per quanto siano diversi, entrambi possono essere micidiali nel loro effetto.
Nel combatitmento (kumite) è la corretta valutazione dei tempi e delle distanze a determinare la scelta del tipo di attacco più adatto. L'impiego dei calci, nel corso di un confronto tra due avversari suscita in chi osserva un interesse particolare, sia per l'alta spettacolarità di questi movimenti sia perché possono essere abbinati a dei salti eccezionali (tobi). Vi sono però alcuni elementi che permettono di distinguere una tecnica definitiva di calcio (keri kime waza) da un gesto coreografico: la stabilità e l'equilibrio sono aspetti primari in tecniche che abbinano la forza alla velocità, quando la base d'appoggio è ridotta ad una sola gamba occorre mantenere il piede saldamente premuto al suolo, anche per poter meglio assorbire il contraccolpo. Altra buona regola è di impostare il calcio caricando il ginocchio più in alto possibile e piegandolo completamente, in modo da garantire la massima tensione muscolare e il superamento di eventuali ostacoli posti sulla traiettoria della tecnica. Si deve notare che il solo movimento della gamba difficilmente potrebbe creare energia sufficiente a distruggere il punto d'impatto: è quindi opportuno inserire nel gesto la spinta dei fianchi integrata al peso di tutto il corpo, è poi indispensabile effetuare il ritorno dell'arto con rapidità e coordinazione (il ritorno dev'essere più veloce dell'andata) sia perché l'avversario non possa ostacolarlo sia perché la tecnica possa essere ripetuta o collegata ad altri colpi e spostamenti.
Respirazione adeguata e ferma volontà fanno parte delle condizioni tecniche che portano all'esecuzione di un buon calcio. Comunque l'obiettivo cui deve tendere il karateka è quello di servirsi dei suoi arti come di armi. Il maestro Gichin Funakoshi esprimeva questo concetto con l'espressione mani e piedi come spade. Questa regola è una delle venti contenute nello Shoto nijūkkun in cui Funakoshi aveva raccolto l'essenza del karate-do.

Alcuni tipi di calcio (Geri) [modifica]

  • Mae geri: calcio frontale
  • Mawashi geri: calcio circolare
  • Gyaku mawashi geri (o Ura mawashi geri): calcio circolare inverso
  • Yoko geri (o Sokuto geri): calcio laterale
  • Ushiro geri: calcio all'indietro
  • Ushiro mawashi geri: calcio circolare all'indietro
  • Otoshi geri: calcio all'ingiù (ad ascia).
  • Mikazuki geri: calcio a mezzaluna (dall'esterno all'interno)
  • Gyaku mikazuki geri: calcio a mezzaluna (dall'interno all'esterno)
  • Kin geri, Gedan geri, Kinteki geri, o Tsumasaki geri: calcio ai testicoli
  • Mae tobi geri: calcio frontale in volo
  • Mawashi tobi geri: calcio circolare in volo
  • Yoko tobi geri: calcio laterale in volo
  • Nidan geri: doppio calcio volante
  • Fumikiri: calcio tagliente
  • Fumikomi: calcio battente
  • Kizami geri: calcio con la gamba anteriore
  • Namigaeshi: calcio a onda di risacca
  • Butterfly kick: calcio a farfalla, indrodotto da poco nel Karate

Le tecniche di percossa [modifica]

Oltre a calci e pugni, esistono altri tipi di colpi (uchi), effettuati con altre parti del corpo, come i gomiti (enpi), le ginocchia (hiza), il dorso del pugno (uraken), i palmi (teisho), il lato esterno della mano (shuto), il lato interno della mano (haito), ecc. A differenza dei pugni, che sono penetranti, ma lenti, le tecniche di percossa sono colpi molto rapidi e dirompenti.

Alcuni tipi di percossa [modifica]

  • Shuto uchi: colpo con il lato esterno della mano
  • Haito uchi: colpo con il lato interno della mano
  • Uraken uchi: colpo con il dorso del pugno
  • Otoshi uchi: colpo discendente
  • Hiji ate o Empi uchi: colpo con il gomito
  • Hiza geri o Hizagashira: colpo con il ginocchio/ginocchiata
  • Teisho uchi: colpo col palmo della mano
  • Awase teisho uchi: palmi a U

Tecniche di proiezione (Nage waza)e leve articolari (katame waza) [modifica]

L'applicazione pratica dei kata del karate (o bunkai kata) è satura di tecniche di proiezione e leve articolari che, tuttavia, vengono praticate e studiate con metodo soltanto ai livelli più alti e pertanto risultano totalmente sconosciute al neofita. Le proiezioni del karate derivano in buona parte dal JuJitsu giapponese ma tendono, più che a lanciare in lontananza l'avversario come l'Aikido, a sgretolarlo sul suo centro per portarlo a distanza di atemi waza. Sono fondamentali per lo studio complessivo delle dinamiche del combattimento così come le leve articolari che vanno a completare le tecniche di percussione. Lo studio di queste tecniche varia di stile in stile. Le proiezioni del karate, inoltre, si basano sul principio del "non dissenso" esattamente come il Jujitsu e tendono a far sviluppare la consapevolezza della capacità di estendere l'energia vitale (Ki) non solo tramite gli atemi waza ma anche con i lanci a terra.

Alcune tecniche di proiezione, leve articolari e strangolamenti [modifica]

Tecniche comuni a tutti gli stili:

  • De-Ashi-Barai
  • O-Soto-Gari
  • Uki-Goshi (anche nella variante O-Goshi)
  • Seoi Nage
  • Tai-Otoshi
  • Uchi-Mata
  • Harai Goshi
  • Uki-Otoshi
  • O-Soto-Guruma
  • Ikkyo
  • Sankyo
  • Yonkyo

Tecniche tipiche del Wado Ryu:

  • Kote-gaeshi
  • Shiho-Nage
  • Kokyu Nage

Perché a piedi nudi [modifica]

Una cosa importante nel karate è il fatto di stare a piedi nudi nello svolgere la lezione, questo ha motivazioni tecniche e formali, risponde ad esigenze pratiche ed è volto al conseguimento della massima efficacia.
Ragioni fisiche: il piede è ricco di ricettori tattili che permettono di conoscere la conformazione del suolo senza interventi della vista; la struttura ossea del piede è arcuata cosi da restare parzialmente sospesa sul piano di appoggio. L'adattamento alle caratteristiche del suolo viene avvertito dai recettori di tensione dei tendini e delle articolazioni: il corpo risponde cosi alla percezione dell'inclinazione e della direzione di pendenza, adeguandosi alle mutevoli necessità dello stare eretti. Fare karate significa anche imparare a flettere, estendere e ruotare il piede, adattandolo al fine di ottenere un impatto efficace sul bersaglio.
Un'altra delle ragioni che chiariscono perché i praticanti di karate tradizionale non usino protezioni ai piedi affonda le sue radici nel passato, quando i samurai divennero imbattibili nell'uso della spada, si chiesero cosa sarebbe stato di loro se fossero stati sorpresi disarmati. Di qui la necessità di imparare ad usare il corpo come un'arma e vennero sviluppate le prime tecniche a mano nuda: la loro evoluzione e quella delle forme di lotta che in esse si fusero, portò alla codificazione di sistemi di combattimento a mano disarmata sempre più complessi che scaturirono nel Jūdō, nell'aikido e nel karate (giapponese). Lo stare a piedi nudi è un segno di umiltà, rispetto e di volontà di affrontare l'allenamento con la mente vuota dalle preoccupazioni quotidiane.

 

 

Alcuni tipi di pugno per la difesa e l'attacco [modifica]

  • Oi-tsuki (o Seiken-tsuki): pugno lungo
  • Gyaku-tsuki: pugno opposto
  • Kizami-tsuki: pugno corto (improvviso)
  • Age-tsuki: pugno ascendente
  • Ura-tsuki (o Shita-tsuki): pugno rovescio
  • Tate-tsuki: pugno verticale
  • Kage-tsuki: pugno a gancio
  • Mawashi-tsuki: pugno circolare
  • Heiko-tsuki: pugni paralleli
  • Awase-tsuki: pugni a U
  • Yama-tsuki: pugni a U larga
  • Hasami-tsuki: pugni a forbice
  • Sambon-tsuki: tre pugni consecutivi
  • Ren-tsuki: due pugni consecutivi
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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le tecniche del Karate consistono in parate, pugni, calci e colpi effettuati con altre parti del corpo; è fondamentale però avere anche ben chiaro il concetto di distanza (maai) e l'importanza di praticare karate a piedi nudi. Tuttavia nella pratica del karate tradizionale esistono anche tecniche di proiezione, leve articolari, strangolamenti ed immobilizzazioni che un marzialista deve conoscere; queste tecniche sono spesso insegnate piuttosto avanti nella pratica del karate e che quindi risultano totalmente sconosciute al neofita che magari quando svolge un kata non capisce cosa sta facendo e non sa che in realtà è una leva o una proiezione o altro.


 

 


 

Tecniche del Karate-do